dove si svolge
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| dove si svolge |
| il concetto di Altra Economia |
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| la fotografia attuale |
| risultati di un anno di attività |
| il progetto architettonico |
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IL RECUPERO ARCHITETTONICO DELLA CITTÀ
DELL’ALTRA ECONOMIA
Il progetto architettonico, firmato dall'architetto Luciano Cupelloni, unisce al rigore del restauro una nuova coerente spazialità che applica i criteri della compatibilità ambientale, dell'innovazione tecnologica e del risparmio energetico.
Il complesso del Mattatoio è ubicato nel quartiere Testaccio a ridosso delle mura Aureliane tra il Monte dei Cocci, l'antico mons Testaceum, e il Tevere. Viene realizzato in appena tre anni tra il 1888 e il 1891 su progetto di Gioacchino Ersoch, architetto emerito del Comune di Roma già allievo del Valadier. È costituito da due parti, il Mattatoio vero e proprio e il Mercato del Bestiame, che constano di una superficie complessiva di 105.000 mq di cui 43.000 coperti.
L'opera, che riflette la transizione dal classicismo al moderno, si caratterizza per i grandi padiglioni e le leggere pensiline che presentano tradizionali cortine laterizie, elementi in travertino e stucchi, ma anche innovative strutture in ferro e ghisa secondo un raffinato equilibrio tra monumentalità e razionalità industriale. Per la modernità dell'organizzazione produttiva e l'intelligenza delle soluzioni architettoniche, il Mattatoio per molti anni sarà l'impianto più avanzato d'Europa.
Il complesso viene dismesso nel 1975 e nel 1988 diviene oggetto di tutela da parte della Soprintendenza per i Beni Architettonici di Roma.
La cittadella dell'Altra Economia ospita oggi, oltre agli spazi espositivi e informativi, 12 distinte attività su una superficie coperta di circa 3.500 metri quadrati, ha un fronte di oltre 200 metri lineari, si apre su un'area esterna di pertinenza di circa 8.000 metri quadrati, a sua volta parte del Campo Boario che diventerà una nuova piazza di oltre 30.000 metri quadrati.
Il complesso si sviluppa all'interno delle bellissime Pese del Bestiame e negli spazi reinventati tra il lungo portico ersochiano del 1888 e le tettoie del 1928, rari esempi romani di strutture in ghisa e ferro.
Il complesso delle nuove attività si inquadra nel più ampio intervento del Comune di Roma, condotto dall'Assessorato alle Politiche del Territorio - Dipartimento VI, volto a trasformare l'intera area del Mattatoio in luogo deputato alle attività artistiche. Nel senso più ampio della formazione, produzione e fruizione delle arti, intese nell'accezione classica ma anche nelle espressioni contemporanee più avanzate riferite alla ricerca sperimentale, alla contaminazione delle discipline, alla multimedialità.
Attori principali del programma: Facoltà di Architettura e DAMS di Roma Tre, Accademia di Belle Arti di Roma, Accademia Nazionale di Danza, MACRO FUTURE, Centro Produzioni Zone Attive, SBAP, Sovraintendenza comunale, Scuola Popolare di Musica di Testaccio, Villaggio globale e altre associazioni culturali. Complice il genius loci del Mattatoio, il portato creativo, la carica innovatrice dell'arte e dell'architettura non potevano non coniugarsi con un approccio alternativo ai processi economici, al mercato e ai consumi: MATTATOIO CITTÀ DELLE ARTI CITTÀ DELL'ALTRA ECONOMIA.

L'intervento ha comportato il restauro conservativo dell'edificio delle Pese del Bestiame e del portico adiacente, su cui si è aperto un nuovo accesso dal Lungotevere. Le strutture in ferro e ghisa del portico e delle pensiline sono state riabilitate tramite la sostituzione delle travi e degli elementi in ferro degradati con componenti nuovi di identica geometria e dimensione. Per la ghisa si è utilizzato il brevetto inglese Metalock che consente la cucitura delle lesioni e l'inserimento di nuove fusioni nelle porzioni maggiormente degradate. Si sono consolidate le fondazioni, testate le chiodature, sostituiti tutti i bulloni e inseriti vari accorgimenti per migliorare il comportamento sismico delle vecchie strutture. Il manto di tegole e le pianelle laterizie, mancanti o oggetto di precedenti interventi manutentivi, sono stati interamente sostituiti con nuovi elementi in tutto simili a quelli originari.
I nuovi spazi, a copertura del distacco tra le vecchie tettoie, sono stati realizzati con struttura antisismica in acciaio interamente prefabbricata e in più parti assemblata in officina per facilitarne il montaggio in rapporto alle strutture preesistenti. Le nuove strutture sono staticamente indipendenti dalle vecchie e tecnicamente reversibili. Gli spazi interni sono orientati alla massima flessibilità d'uso e al variare delle esigenze in relazione allo sviluppo delle attività.
L'intervento assume i criteri della sostenibilità ambientale, utilizza materiali ecocompatibili, impiega sistemi passivi e fotovoltaici, fa ricorso all'innovazione tecnologica per il risparmio energetico. La novità è che questi obiettivi vengono perseguiti per la prima volta a Roma, nell'ambito di un progetto di restauro di architetture sottoposte ai vincoli della conservazione, costituendo di fatto una sperimentazione trasferibile in analoghi contesti storico-monumentali.
L'attenzione al comportamento termico dell'edificio e alle strategie passive ha richiesto un controllo ambientale attento, a partire da condizioni di orientamento e giacitura ovviamente non modificabili. Alla protezione del fronte vetrato dalla radiazione solare diretta, si è unita l'analisi dei flussi aerodinamici indotti dalle aperture frontali, disposte nella zona d'ombra, e dalle aperture alla sommità dei lucernari orientati a nord, che favoriscono il raffrescamento estivo e il ricambio.
Alla serie degli shed si affiancano grandi lucernari piani schermati da una doppia serie di forature che consentono l'irraggiamento solare soltanto nei mesi freddi , garantendo comunque l'afflusso luminoso. L'ottimizzazione degli effetti termici e dell'illuminazione naturale ha comportato l'impiego di vetrate isolanti stratificate, a riflessione neutra e bassoemissive.
Gli impianti di climatizzazione, infine, sono costituiti da apparecchi che utilizzano gas frigorigeni privi di CFC, pompe di calore ad elevato rendimento e recupero dinamico superiore al 70%.
Il complesso è dotato di un impianto fotovoltaico costituito da 166 pannelli al silicio policristallino, privi di piombo, con potenza di picco pari a 180 Wp, per una potenza totale di 30 kWp e una produzione annua di circa 40.000 kWh che riduce le emissioni di C02 di oltre 25.000 Kg./anno.






