dove si svolge
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| Indice |
|---|
| dove si svolge |
| il concetto di Altra Economia |
| un pò di storia |
| la fotografia attuale |
| risultati di un anno di attività |
| il progetto architettonico |
| Tutte le pagine |
UN PÒ DI STORIA
Alle origini della Città troviamo il Tavolo dell’Altra Economia, un’esperienza del tutto inedita, e ancor prima le Feste dedicate all’economia alternativa. Nelle altre esperienze europee la partecipazione è affidata a rapporti bilaterali di partnership tra amministrazione e organizzazioni di società civile. Il Tavolo dell’AE è invece un gruppo di lavoro nato con la partecipazione di una sessantina di realtà, con lo scopo comune di avvicinare le istituzioni locali alle iniziative che dal basso propongono modalità alternative di produzione, consumo, risparmio e lavoro.
L’origine del Tavolo è da ricercare alla luce dell’effetto combinato di una finestra di opportunità apertasi in seguito all’iniziativa di un attore istituzionale e della presenza di pratiche e percorsi di società civile già avviati. Attori politici e di società civile erano già legati da network di relazioni nei quali è possibile individuare la premessa e la originalità della pratica partecipativa.
Il progetto di Città dell’AE ha offerto poi al tavolo un’opportunità di istituzionalizzazione, attraverso la costituzione di un consorzio finalizzato alla gestione della Città dell’AE, che si è legalmente costituito nel settembre del 2007 e che si ispira, nella definizione dei contenuti e degli obiettivi dell'Altra Economia, al lavoro svolto dal “Tavolo dell'Altra Economia” attivo da tempo nel Comune di Roma”.
Indietro nel tempo (1999) l’origine del lavoro in comune di alcune delle organizzazioni che partecipano alla nascita del Consorzio è da fare risalire alla prima edizione di "EquoRoma - consumare meno, consumare meglio: proposte per un consumo critico, mostra mercato del commercio equosolidale e dell'agricoltura biologica". Nel dicembre 2000 ci si ritrova nuovamente, la festa si chiama ancora "EquoRoma: consumare meno consumare meglio - seconda rassegna sul consumo critico e alternativo, mostra mercato del commercio equo e solidale e dell'agricoltura biologica". Si tiene al Mattatoio di Testaccio. Tra gli organizzatori, oltre all'assessore alle politiche ambientali e agricole e alla commissione consiliare ambiente, troviamo citati esplicitamente: l'associazione Equoconsumo, REES (la rete delle botteghe romane del commercio equo), RRCC (la rete romana del consumo critico), Banca Etica, AIAB.
A dicembre 2001 il cambiamento. La festa cambia temporaneamente sede e si trasferisce alla Fiera di Roma, ma soprattutto cambia nome, diventa Festa dell'Altra Economia, e viene organizzata dall'assessorato alle politiche per le periferie, per lo sviluppo locale e per il lavoro, in collaborazione con quello alle politiche ambientali ed agricole.
La festa è un appuntamento periodico per tutto questo mondo con l'obiettivo di favorirne l'incontro con la cittadinanza e la contaminazione positiva con l'intera economia romana. In questa edizione della festa, oltre ai laboratori per le scuole, presenti anche a Equoroma, si tengono i primi incontri, i dibattiti e i seminari: sulle mense biologiche nelle scuole romane, sui gruppi di acquisto solidali, sul WTO e i modelli economici. A dicembre 2002 la festa si svolge nuovamente al Mattatoio di Testaccio e, oltre a vedere la presenza di diversi seminari, tra cui uno organizzato dal Tavolo insieme al Roma Social Forum sulla costruzione di reti solidali, vi viene presentata la prima edizione della guida "Fa' la cosa giusta Roma - guida pratica al consumo critico e agli stili di vita sostenibili a Roma e nel Lazio", edito da Berti/Terre di Mezzo, frutto del lavoro congiunto delle realtà del Tavolo dell'Altra Economia. Tra gli organizzatori, oltre a quelli istituzionali e a quelli già presenti l'anno precedente, si aggiungono Rete Lilliput e Teatriinmovimento. Le Feste si sono susseguite con un ritmo annuale e l’ultima, a carattere più regionale, è stata organizzata sempre nell’area del Mattatoio, nel dicembre 2007.
Dall’inaugurazione della Città alla fine di settembre 2007 le attività svolte dentro e intorno alla Città si sono subito dimostrate molto impegnative. Intanto l’organizzazione delle iniziative di ciascun “settore” (vendite di prodotti biologici e provenienti dal Sud del mondo, utilizzo di energie da fonti riproducibili e di informatica open source, riciclaggio e artigianato, e così via) hanno richiesto ad organismi spesso non di grandi dimensioni una notevole quantità di lavoro, di immaginazione e di creatività. È evidente che per attrarre quotidianamente persone interessate alle tematiche e agli acquisti sarà necessario mettere a punto un linguaggio coerente con i principi dell’alternativa al sistema dominante, senza utilizzare i tipici strumenti della pubblicità e del marketing ma stabilendo rapporti di reciproco interessamento e scambio. È anche evidente che non tutti gli sforzi si dovranno concentrare solo sulla Città dell’Altra economia, ma è necessario che l’insieme delle associazioni che costituiscono il mondo dell’economia alternativa e solidale (quindi comprese quelle che gestiscono la Città), si dedichi maggiormente e in piena autonomia all’elaborazione teorica, alle ricerche sulle esperienze in corso in altre città e continenti, alla creazione di altre Città e dei distretti di economia solidale e a tutte quelle iniziative di promozione che possono coinvolgere enti locali, reti, coordinamenti o altri movimenti.
Particolare importanza dovrebbe assumere l’attività rivolta alla realizzazione dei Distretti di Economia Solidale in tutta la regione Lazio, evitando che l’idea sia concepita a tavolino, individuando teoriche aree potenziali e stimolando invece la crescita di esperienze contigue ed integrate già esistenti sul territorio. La collaborazione degli enti locali sarà ricercata e promossa.
Un altro aspetto molto importante relativo agli effetti occupazionali, ancora del tutto potenziali nell’esperienza italiana, è quello che potrebbe essere generato da un’altra economia orientata alla creazione di nuovi posti di lavoro. Pochi si rendono conto che secondo le logiche di una economia diversa, la riprogettazione di oggetti che consumano troppa materia prima ed energia e che generano rifiuti eccessivi o non riassorbibili o riciclabili è ormai diventata una esigenza improrogabile. Oppure che la sostituzione di alimenti carichi di pesticidi con prodotti coltivati secondo principi biologici o naturali, se svolta all’interno di un intero comune o territorio, può provocare radicali modifiche nella spesa sanitaria. Una linea di ricerca e sperimentazione dovrebbe essere di estremo interesse per delle forze politiche e sindacali che cerchino di andare al di là delle denunce della crisi o della lotta alla cosiddetta flessibilità. Possono essere esplorate delle forme di collaborazione in questa direzione, ovviamente senza alcun collegamento con scadenze elettorali o manovre post elettorali, oppure si deve sempre essere obbligati a scelte miopi per non dire errate?
Può essere utile in questa sede richiamare un ultimo aspetto, quello relativo all’immagine. È evidente che l’economia alternativa a quella dominante, malgrado le tante esperienze e una pluralità di pubblicazioni, non è ancora in grado di suscitare immagini attraenti a livello complessivo. Nel Lazio abbiamo la possibilità di stabilire fattivi rapporti di collaborazione con Regione e Provincia, oltre a quelli già in atto o che ancora si possono realizzare con il Comune di Roma. Se questa prospettiva è condivisa ed esplicitata, si potrebbe cominciare a presentare una realtà regionale ben connotata sulle nostre tematiche. Ciò permetterebbe di moltiplicare le iniziative sul territorio e renderebbe possibile esercitare una pressione politica in altre parti del territorio nazionale, riproponendo un "modello" proiettato nel futuro e capace di cominciare a modificare le modalità di contatto della politica tradizionale con le realtà di base della società civile e del movimento, e tutto questo in una chiave costruttiva, ben lontana dalle violenze di strada e molto aperta agli aspetti multiculturali ormai esistenti nel nostro paese.
In sostanza, si tratta di costruire uno spazio pubblico, dove idee nuove e prospettive alternative possano essere respirate e condivise da un numero rapidamente crescente di cittadini, in modo che persone responsabili possano decidere finalmente di impegnarsi a modificare i meccanismi internazionali che ci sovrastano.







