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IL CONCETTO DI ALTRA ECONOMIA
Il concetto di Altra Economia (AE) nasce nei primi anni ’90, nell’ambito di studi che propongono il “terzo settore” come una delle possibili soluzioni alla crisi dei sistemi di welfare e al problema della crescita economica senza sviluppo sociale. Secondo il suo massimo teorico, Jean Louis Laville (1998), da quella che viene definita “economia solidale” può nascere un nuovo equilibrio tra intervento pubblico, reti informali e imprese cooperative e nonprofit, che può permettere la rigenerazione del tessuto sociale e il reinserimento della politica e della società all’interno dell’economia.
Precedenti storici dell’AE sono ravvisabili tuttavia nel movimento cooperativo e mutualistico diffuso nelle culture del movimento operaio e del cattolicesimo sociale del XX secolo.
Le pratiche e i soggetti legati all’AE sono stati fin dall’inizio caratterizzati da una forte frammentazione, ma il sorgere alla fine degli anni ’90 del movimento alter-global ha comportato un loro sviluppo e una aggregazione di diversi soggetti intorno a elementi valoriali e culturali condivisi, che sono parte integrante delle pratiche e delle culture del movimento.
Osserva Marco Rosi, riferendosi al caso del commercio equo e solidale, che “con la partecipazione attiva ai lavori del Genoa Social Forum, nel 2001, il movimento del Cees (Commercio equo e solidale) ha iniziato a sviluppare una serie di relazioni di collaborazione sia al suo interno, tra le diverse realtà, che al suo esterno, nei confronti degli altri settori appartenenti al movimento new-global”.
I concetti chiave dell’AE sono infatti parte del più vasto framework valoriale del movimento alter-global: ad esso sono riconducibili i principi individuati dal Tavolo romano: “reciprocità, pariteticità, cooperazione, solidarietà, trasparenza, inclusione, partecipazione”.
Tra le caratteristiche proprie tanto della società civile attiva nell’AE quanto del movimento alter-global vi è la forma organizzativa reticolare adottata. Euclides Mance nel 2003 ha parlato di una “rivoluzione delle reti” che renda possibile costruire una alternativa solidale alla attuale globalizzazione attraverso la creazione di reti economiche che connettano “cellule di consumo e cellule di produzione”.
Una prospettiva di rete aperta alla partecipazione, così come proposto nell’elaborazione di Michael Albert sull’Economia Partecipativa (2003), che in Italia ha trovato traduzione in esperienze come le RES (Reti di Economia Solidale) e DES (Distretti di Economia Solidale), nate all’interno della Rete Lilliput.






