dove si svolge
| Indice |
|---|
| dove si svolge |
| il concetto di Altra Economia |
| un pò di storia |
| la fotografia attuale |
| risultati di un anno di attività |
| il progetto architettonico |
| Tutte le pagine |
LA CITTÀ DELL'ALTRA ECONOMIA
LARGO DINO FRISULLO – FORO BOARIO (EX MATTATOIO)
TESTACCIO - ROMA
La Città dell'Altra Economia è uno dei primi spazi in Europa interamente dedicato alle pratiche economiche che si caratterizzano per l'utilizzo di processi a basso impatto ambientale, che garantiscono un'equa distribuzione del valore, che non perseguono il profitto e la crescita a ogni costo e che mettono al centro le persone e l'ambiente. La Città dell’Altra Economia nasce come luogo di promozione di tutte le realtà romane, offrendo a tutte le imprese del settore spazi espositivi, luoghi di incontro, formazione, ricerca e sviluppo. Una Città che promuove e incentiva i consumi consapevoli, che vuole diffondere cultura e condividere i saperi. Nella Città, infatti, sono presenti un centro di documentazione e una mediateca, aree per mostre e spettacoli, spazi per svolgere seminari, incontri e corsi di formazione. La Città inoltre offre servizi alle imprese dell'altra economia, organizza fiere, convegni ed eventi per far conoscere i prodotti e i servizi delle imprese dell'altra economia e per confrontare e scambiare esperienze provenienti dai diversi paesi del mondo.
Il progetto della Città dell'Altra Economia è stato elaborato dal Comune di Roma insieme al Tavolo dell'Altra Economia, un gruppo di lavoro permanente di circa 40 organizzazioni no-profit, rivolto ad avvicinare le istituzioni e i cittadini alle associazioni che propongono modi alternativi di produzione, consumo, risparmio e lavoro. L'ampia partecipazione è un criterio di azione che, applicato con successo in fase di progettazione, viene utilizzato anche nella gestione della Città.
IL CONCETTO DI ALTRA ECONOMIA
Il concetto di Altra Economia (AE) nasce nei primi anni ’90, nell’ambito di studi che propongono il “terzo settore” come una delle possibili soluzioni alla crisi dei sistemi di welfare e al problema della crescita economica senza sviluppo sociale. Secondo il suo massimo teorico, Jean Louis Laville (1998), da quella che viene definita “economia solidale” può nascere un nuovo equilibrio tra intervento pubblico, reti informali e imprese cooperative e nonprofit, che può permettere la rigenerazione del tessuto sociale e il reinserimento della politica e della società all’interno dell’economia.
Precedenti storici dell’AE sono ravvisabili tuttavia nel movimento cooperativo e mutualistico diffuso nelle culture del movimento operaio e del cattolicesimo sociale del XX secolo.
Le pratiche e i soggetti legati all’AE sono stati fin dall’inizio caratterizzati da una forte frammentazione, ma il sorgere alla fine degli anni ’90 del movimento alter-global ha comportato un loro sviluppo e una aggregazione di diversi soggetti intorno a elementi valoriali e culturali condivisi, che sono parte integrante delle pratiche e delle culture del movimento.
Osserva Marco Rosi, riferendosi al caso del commercio equo e solidale, che “con la partecipazione attiva ai lavori del Genoa Social Forum, nel 2001, il movimento del Cees (Commercio equo e solidale) ha iniziato a sviluppare una serie di relazioni di collaborazione sia al suo interno, tra le diverse realtà, che al suo esterno, nei confronti degli altri settori appartenenti al movimento new-global”.
I concetti chiave dell’AE sono infatti parte del più vasto framework valoriale del movimento alter-global: ad esso sono riconducibili i principi individuati dal Tavolo romano: “reciprocità, pariteticità, cooperazione, solidarietà, trasparenza, inclusione, partecipazione”.
Tra le caratteristiche proprie tanto della società civile attiva nell’AE quanto del movimento alter-global vi è la forma organizzativa reticolare adottata. Euclides Mance nel 2003 ha parlato di una “rivoluzione delle reti” che renda possibile costruire una alternativa solidale alla attuale globalizzazione attraverso la creazione di reti economiche che connettano “cellule di consumo e cellule di produzione”.
Una prospettiva di rete aperta alla partecipazione, così come proposto nell’elaborazione di Michael Albert sull’Economia Partecipativa (2003), che in Italia ha trovato traduzione in esperienze come le RES (Reti di Economia Solidale) e DES (Distretti di Economia Solidale), nate all’interno della Rete Lilliput.
UN PÒ DI STORIA
Alle origini della Città troviamo il Tavolo dell’Altra Economia, un’esperienza del tutto inedita, e ancor prima le Feste dedicate all’economia alternativa. Nelle altre esperienze europee la partecipazione è affidata a rapporti bilaterali di partnership tra amministrazione e organizzazioni di società civile. Il Tavolo dell’AE è invece un gruppo di lavoro nato con la partecipazione di una sessantina di realtà, con lo scopo comune di avvicinare le istituzioni locali alle iniziative che dal basso propongono modalità alternative di produzione, consumo, risparmio e lavoro.
L’origine del Tavolo è da ricercare alla luce dell’effetto combinato di una finestra di opportunità apertasi in seguito all’iniziativa di un attore istituzionale e della presenza di pratiche e percorsi di società civile già avviati. Attori politici e di società civile erano già legati da network di relazioni nei quali è possibile individuare la premessa e la originalità della pratica partecipativa.
Il progetto di Città dell’AE ha offerto poi al tavolo un’opportunità di istituzionalizzazione, attraverso la costituzione di un consorzio finalizzato alla gestione della Città dell’AE, che si è legalmente costituito nel settembre del 2007 e che si ispira, nella definizione dei contenuti e degli obiettivi dell'Altra Economia, al lavoro svolto dal “Tavolo dell'Altra Economia” attivo da tempo nel Comune di Roma”.
Indietro nel tempo (1999) l’origine del lavoro in comune di alcune delle organizzazioni che partecipano alla nascita del Consorzio è da fare risalire alla prima edizione di "EquoRoma - consumare meno, consumare meglio: proposte per un consumo critico, mostra mercato del commercio equosolidale e dell'agricoltura biologica". Nel dicembre 2000 ci si ritrova nuovamente, la festa si chiama ancora "EquoRoma: consumare meno consumare meglio - seconda rassegna sul consumo critico e alternativo, mostra mercato del commercio equo e solidale e dell'agricoltura biologica". Si tiene al Mattatoio di Testaccio. Tra gli organizzatori, oltre all'assessore alle politiche ambientali e agricole e alla commissione consiliare ambiente, troviamo citati esplicitamente: l'associazione Equoconsumo, REES (la rete delle botteghe romane del commercio equo), RRCC (la rete romana del consumo critico), Banca Etica, AIAB.
A dicembre 2001 il cambiamento. La festa cambia temporaneamente sede e si trasferisce alla Fiera di Roma, ma soprattutto cambia nome, diventa Festa dell'Altra Economia, e viene organizzata dall'assessorato alle politiche per le periferie, per lo sviluppo locale e per il lavoro, in collaborazione con quello alle politiche ambientali ed agricole.
La festa è un appuntamento periodico per tutto questo mondo con l'obiettivo di favorirne l'incontro con la cittadinanza e la contaminazione positiva con l'intera economia romana. In questa edizione della festa, oltre ai laboratori per le scuole, presenti anche a Equoroma, si tengono i primi incontri, i dibattiti e i seminari: sulle mense biologiche nelle scuole romane, sui gruppi di acquisto solidali, sul WTO e i modelli economici. A dicembre 2002 la festa si svolge nuovamente al Mattatoio di Testaccio e, oltre a vedere la presenza di diversi seminari, tra cui uno organizzato dal Tavolo insieme al Roma Social Forum sulla costruzione di reti solidali, vi viene presentata la prima edizione della guida "Fa' la cosa giusta Roma - guida pratica al consumo critico e agli stili di vita sostenibili a Roma e nel Lazio", edito da Berti/Terre di Mezzo, frutto del lavoro congiunto delle realtà del Tavolo dell'Altra Economia. Tra gli organizzatori, oltre a quelli istituzionali e a quelli già presenti l'anno precedente, si aggiungono Rete Lilliput e Teatriinmovimento. Le Feste si sono susseguite con un ritmo annuale e l’ultima, a carattere più regionale, è stata organizzata sempre nell’area del Mattatoio, nel dicembre 2007.
Dall’inaugurazione della Città alla fine di settembre 2007 le attività svolte dentro e intorno alla Città si sono subito dimostrate molto impegnative. Intanto l’organizzazione delle iniziative di ciascun “settore” (vendite di prodotti biologici e provenienti dal Sud del mondo, utilizzo di energie da fonti riproducibili e di informatica open source, riciclaggio e artigianato, e così via) hanno richiesto ad organismi spesso non di grandi dimensioni una notevole quantità di lavoro, di immaginazione e di creatività. È evidente che per attrarre quotidianamente persone interessate alle tematiche e agli acquisti sarà necessario mettere a punto un linguaggio coerente con i principi dell’alternativa al sistema dominante, senza utilizzare i tipici strumenti della pubblicità e del marketing ma stabilendo rapporti di reciproco interessamento e scambio. È anche evidente che non tutti gli sforzi si dovranno concentrare solo sulla Città dell’Altra economia, ma è necessario che l’insieme delle associazioni che costituiscono il mondo dell’economia alternativa e solidale (quindi comprese quelle che gestiscono la Città), si dedichi maggiormente e in piena autonomia all’elaborazione teorica, alle ricerche sulle esperienze in corso in altre città e continenti, alla creazione di altre Città e dei distretti di economia solidale e a tutte quelle iniziative di promozione che possono coinvolgere enti locali, reti, coordinamenti o altri movimenti.
Particolare importanza dovrebbe assumere l’attività rivolta alla realizzazione dei Distretti di Economia Solidale in tutta la regione Lazio, evitando che l’idea sia concepita a tavolino, individuando teoriche aree potenziali e stimolando invece la crescita di esperienze contigue ed integrate già esistenti sul territorio. La collaborazione degli enti locali sarà ricercata e promossa.
Un altro aspetto molto importante relativo agli effetti occupazionali, ancora del tutto potenziali nell’esperienza italiana, è quello che potrebbe essere generato da un’altra economia orientata alla creazione di nuovi posti di lavoro. Pochi si rendono conto che secondo le logiche di una economia diversa, la riprogettazione di oggetti che consumano troppa materia prima ed energia e che generano rifiuti eccessivi o non riassorbibili o riciclabili è ormai diventata una esigenza improrogabile. Oppure che la sostituzione di alimenti carichi di pesticidi con prodotti coltivati secondo principi biologici o naturali, se svolta all’interno di un intero comune o territorio, può provocare radicali modifiche nella spesa sanitaria. Una linea di ricerca e sperimentazione dovrebbe essere di estremo interesse per delle forze politiche e sindacali che cerchino di andare al di là delle denunce della crisi o della lotta alla cosiddetta flessibilità. Possono essere esplorate delle forme di collaborazione in questa direzione, ovviamente senza alcun collegamento con scadenze elettorali o manovre post elettorali, oppure si deve sempre essere obbligati a scelte miopi per non dire errate?
Può essere utile in questa sede richiamare un ultimo aspetto, quello relativo all’immagine. È evidente che l’economia alternativa a quella dominante, malgrado le tante esperienze e una pluralità di pubblicazioni, non è ancora in grado di suscitare immagini attraenti a livello complessivo. Nel Lazio abbiamo la possibilità di stabilire fattivi rapporti di collaborazione con Regione e Provincia, oltre a quelli già in atto o che ancora si possono realizzare con il Comune di Roma. Se questa prospettiva è condivisa ed esplicitata, si potrebbe cominciare a presentare una realtà regionale ben connotata sulle nostre tematiche. Ciò permetterebbe di moltiplicare le iniziative sul territorio e renderebbe possibile esercitare una pressione politica in altre parti del territorio nazionale, riproponendo un "modello" proiettato nel futuro e capace di cominciare a modificare le modalità di contatto della politica tradizionale con le realtà di base della società civile e del movimento, e tutto questo in una chiave costruttiva, ben lontana dalle violenze di strada e molto aperta agli aspetti multiculturali ormai esistenti nel nostro paese.
In sostanza, si tratta di costruire uno spazio pubblico, dove idee nuove e prospettive alternative possano essere respirate e condivise da un numero rapidamente crescente di cittadini, in modo che persone responsabili possano decidere finalmente di impegnarsi a modificare i meccanismi internazionali che ci sovrastano.
LA FOTOGRAFIA ATTUALE
È essenziale mantenere questo spirito anche all’interno della Città dell’Altra Economia. Si tratta di un progetto inedito e di grande importanza, realizzato grazie ad una scelta coraggiosa e non scontata che il Comune ha voluto fare scegliendo di dare attenzione a temi ormai non più trascurabili.
Povertà, sfruttamenti, danni ambientali sono i cosiddetti effetti collaterali di una organizzazione economica e sociale che ha evidentemente bisogno di ripensarsi nel profondo, di rimettere la barra del timone su una rotta che abbia delle coordinate ben precise: parlare di pace, diritti, rispetto dell’uomo e dell’ambiente, di solidarietà e cooperazione ma anche di equità e giustizia è ormai un obbligo non più trascurabile. Questi sono i principi su cui le realtà che operano all’interno della Città dell’Altra Economia da anni lavorano e sui quali hanno costruito le proprie attività specifiche. Principi che hanno trovato prima di tutto nelle persone e nel tessuto sociale una rispondenza nel sentire e nell’agire, tanto è vero che il commercio equo e solidale, il riuso e riciclo dei materiali, l’agricoltura biologica, il turismo responsabile, la finanza etica, le energie rinnovabili, l’informazione aperta e tutto ciò che qui è rappresentato hanno trovato una rispondenza tale nelle persone così da non essere più fenomeni di nicchia bensì fenomeni ormai con un'ampia diffusione a livello territoriale.
Il progetto della Città dell’Altra Economia è importante perché evidentemente questa sensibilità si è a tal punto diffusa da entrare anche nelle istituzioni.
Si tratta, inoltre, di un progetto coraggioso anche perché, come ben sanno coloro che da anni lavorano su questi temi, pensare un’alternativa significa rimettersi in discussione e affrontare criticità. Tuttavia, ogni momento di confronto potrà essere occasione di crescita per trovare una soluzione comune e condivisa dalla collettività.
La cosa che più piace di questo progetto è pensarlo come un laboratorio. È stato un laboratorio nel percorso che ha portato fino ad oggi alla realizzazione di un progetto concreto che si proietta nel tempo. Le organizzazioni l’hanno costruito conoscendosi negli anni, lavorando insieme in un cammino di costruzione di fiducia reciproca. Un percorso che ha portato a conoscersi e riconoscersi in una carta dei principi dell’Altra Economia, fondativa di questa città così come di tante altre esperienze che si stanno costruendo non solo a Roma. Un laboratorio che sta lavorando anche sugli aspetti relativi alla gestione dello spazio, che oggi si concretizza in una forma ma che avrà un’evoluzione.
La Città dovrà poi essere continuamente connessa col resto del mondo, sul territorio comunale, regionale, nazionale e internazionale. Connessa con tutte quelle esperienze analoghe che possano rafforzare le esperienze romane e per le quali la Città può essere una esperienza di stimolo e di impulso.
In ultimo, ma non per importanza, la Città può diventare un luogo di partecipazione e di accrescimento della consapevolezza delle persone, della consapevolezza di appartenere ad una comunità, di poter incidere sulle decisioni ed essere quindi portatori di cambiamento. Questo è stato pensato sin dall’inizio ed è dimostrato da spazi come la biblioteca e la sala conferenze dedicati alla formazione, all’incontro, allo studio, spazi per la riflessione comune, che fanno di questo un luogo di pensiero libero e indipendente, che sia propulsivo cosicchè l’altra economia diventi anche la base di un’altra società.
RISULTATI DI UN ANNO DI ATTIVITÀ
Di seguito alcuni dati sulle attività che, nel corso del primo anno, si sono sviluppate nella Città dell’Altra Economia:
Risorse umane:
personale che opera presso la CAE - comparti: 40 unità circa
personale che opera nei servizi per CAE - ATI EQUIPE: 6 unità circa
volontari che operano in continuità con le attività della CAE: 60 unità
Risultati economici:
Con cadenza trimestrale è stato effettuato, per ogni comparto insediato, un monitoraggio relativo anche all’andamento economico, che ha permesso di verificare l’effettiva rispondenza delle singole attività con quanto previsto dai budget di progetto.
Il fatturato complessivo realizzato dall’insieme dei comparti è stato, per i primi 6 mesi pari a 686.000 euro. Ovviamente la ripartizione di tale cifra tra i diversi comparti tiene conto delle diverse attività che possono essere più o meno rivolte ad aspetti "commerciali".
La crescita dei fatturati delle singole realtà nel secondo semestre del primo anno, i cui conteggi totali stanno per essere ultimati, dovrebbe far sì che il fatturato complessivo della Città dell’Altra Economia nel suo primo anno di vita possa certamente superare i 1,1 milioni di euro.
Eventi e contatti con i cittadini nel primo anno di attività:
Gli spazi comuni della CAE (sala conferenza per 80 posti e sala riunioni per circa 20 persone) vengono offerte gratuitamente a tutte le realtà che, a vario titolo, si occupano dei temi dell’Altra Economia. Ecco i dati sintetici delle iniziative che qui si sono svolte:
Ottobre-Dicembre 2007:
19 convegni
30 tra seminari e corsi
11 eventi (spettacoli e mostre)
23 tra incontri e dibattiti
3 conferenze stampa.
Tra gli eventi e le personalità di rilievo segnaliamo:
Conferenza dell'Altra Energia con la partecipazione di Padre Alex Zanotelli.
Convegno "The Next Generation" con la partecipazione del premio Nobel per la pace M. Yunus.
Festa dell'Altra Economia: eventi e stand nel piazzale, in collaborazione con la Regione Lazio.
Inaugurazione della Sala Convegni Renato Biagetti, alla presenza del sindaco Walter Veltroni.
Gennaio-Marzo 2008:
22 convegni
32 tra seminari e corsi
15 eventi (spettacoli e mostre)
25 tra incontri e dibattiti
3 conferenze stampa.
Tra gli eventi e le personalità di rilievo segnaliamo:
Il Municipio I presenta il Piano Regolatore Sociale.
L'università La Sapienza e l'Università di Roma Tre collaborano ad “Open Camp”, evento sul software libero alla Città dell'Altra Economia.
Aprile-Dicembre 2008:
28 convegni
34 tra seminari, laboratori e corsi
20 eventi (spettacoli e mostre)
69 tra incontri, dibattiti e presentazioni
6 conferenze stampa
Tra gli eventi e le personalità di rilievo segnaliamo:
Festival internazionale di fotografia: sezione parziale di due artisti Romani partecipanti al Festival
Finding Palestine, evento culturale-artistico sul popolo e la terra palestinse, mostre di fotografia, spettacoli teatrali e musicali, degustazioni di cibi palestinesi, proiezioni video e dibattiti.
Naftà cafè, una settima di spettacoli teatrali all'aperto ogni sera sul piazzale della CAE.
Biodomenica, giornata della Campagna Nazionale di Aiab, con la visita ufficiale del nuovo sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Festa dell'Altra Economia: eventi e stand nel piazzale, in collaborazione con la Regione Lazio.
L'AFFLUENZA IN CIFRE
L'affluenza media alla Città dell'Altra Economia è di oltre un centinaio di persone al giorno, suddivise tra semplici avventori, partecipanti alle attività culturali o acquirenti degli spazi di vendita. Durante il week end l'affluenza sale a ben oltre le cifre relative ai giorni feriali. Nel totale mensile la CAE viene visitata dunque da più di 2.000 persone al mese, totale che ha invece toccato circa le 10.000 persone nel mese di ottobre grazie alla Biodomenica dell'Aiab, svoltasi nel piazzale la prima domenica di ottobre, e grazie alla Festa dell'Altra Economia, svoltasi negli spazi antistanti la CAE durante l'intero week end pre-natalizio, sia del 2007 che del 2008.
GLI SPAZI IN CIFRE
L'apertura settimanale è di 6 giorni su 7, dal martedì alla domenica, per 9 ore giornaliere.
Lo spazio fisico totale è di 3.500 metri quadrati, di cui 200 metri di fronte lineare, divisi in 4 comparti, una palazzina di 2 piani in muratura e 3 edifici piani a vetro, per un totale di 12 diverse attività. L'accesso è consentito da ben 3 cancelli nella zona interna di Testaccio, all'angolo con via di Monte Testaccio 22.
IL RECUPERO ARCHITETTONICO DELLA CITTÀ
DELL’ALTRA ECONOMIA
Il progetto architettonico, firmato dall'architetto Luciano Cupelloni, unisce al rigore del restauro una nuova coerente spazialità che applica i criteri della compatibilità ambientale, dell'innovazione tecnologica e del risparmio energetico.
Il complesso del Mattatoio è ubicato nel quartiere Testaccio a ridosso delle mura Aureliane tra il Monte dei Cocci, l'antico mons Testaceum, e il Tevere. Viene realizzato in appena tre anni tra il 1888 e il 1891 su progetto di Gioacchino Ersoch, architetto emerito del Comune di Roma già allievo del Valadier. È costituito da due parti, il Mattatoio vero e proprio e il Mercato del Bestiame, che constano di una superficie complessiva di 105.000 mq di cui 43.000 coperti.
L'opera, che riflette la transizione dal classicismo al moderno, si caratterizza per i grandi padiglioni e le leggere pensiline che presentano tradizionali cortine laterizie, elementi in travertino e stucchi, ma anche innovative strutture in ferro e ghisa secondo un raffinato equilibrio tra monumentalità e razionalità industriale. Per la modernità dell'organizzazione produttiva e l'intelligenza delle soluzioni architettoniche, il Mattatoio per molti anni sarà l'impianto più avanzato d'Europa.
Il complesso viene dismesso nel 1975 e nel 1988 diviene oggetto di tutela da parte della Soprintendenza per i Beni Architettonici di Roma.
La cittadella dell'Altra Economia ospita oggi, oltre agli spazi espositivi e informativi, 12 distinte attività su una superficie coperta di circa 3.500 metri quadrati, ha un fronte di oltre 200 metri lineari, si apre su un'area esterna di pertinenza di circa 8.000 metri quadrati, a sua volta parte del Campo Boario che diventerà una nuova piazza di oltre 30.000 metri quadrati.
Il complesso si sviluppa all'interno delle bellissime Pese del Bestiame e negli spazi reinventati tra il lungo portico ersochiano del 1888 e le tettoie del 1928, rari esempi romani di strutture in ghisa e ferro.
Il complesso delle nuove attività si inquadra nel più ampio intervento del Comune di Roma, condotto dall'Assessorato alle Politiche del Territorio - Dipartimento VI, volto a trasformare l'intera area del Mattatoio in luogo deputato alle attività artistiche. Nel senso più ampio della formazione, produzione e fruizione delle arti, intese nell'accezione classica ma anche nelle espressioni contemporanee più avanzate riferite alla ricerca sperimentale, alla contaminazione delle discipline, alla multimedialità.
Attori principali del programma: Facoltà di Architettura e DAMS di Roma Tre, Accademia di Belle Arti di Roma, Accademia Nazionale di Danza, MACRO FUTURE, Centro Produzioni Zone Attive, SBAP, Sovraintendenza comunale, Scuola Popolare di Musica di Testaccio, Villaggio globale e altre associazioni culturali. Complice il genius loci del Mattatoio, il portato creativo, la carica innovatrice dell'arte e dell'architettura non potevano non coniugarsi con un approccio alternativo ai processi economici, al mercato e ai consumi: MATTATOIO CITTÀ DELLE ARTI CITTÀ DELL'ALTRA ECONOMIA.

L'intervento ha comportato il restauro conservativo dell'edificio delle Pese del Bestiame e del portico adiacente, su cui si è aperto un nuovo accesso dal Lungotevere. Le strutture in ferro e ghisa del portico e delle pensiline sono state riabilitate tramite la sostituzione delle travi e degli elementi in ferro degradati con componenti nuovi di identica geometria e dimensione. Per la ghisa si è utilizzato il brevetto inglese Metalock che consente la cucitura delle lesioni e l'inserimento di nuove fusioni nelle porzioni maggiormente degradate. Si sono consolidate le fondazioni, testate le chiodature, sostituiti tutti i bulloni e inseriti vari accorgimenti per migliorare il comportamento sismico delle vecchie strutture. Il manto di tegole e le pianelle laterizie, mancanti o oggetto di precedenti interventi manutentivi, sono stati interamente sostituiti con nuovi elementi in tutto simili a quelli originari.
I nuovi spazi, a copertura del distacco tra le vecchie tettoie, sono stati realizzati con struttura antisismica in acciaio interamente prefabbricata e in più parti assemblata in officina per facilitarne il montaggio in rapporto alle strutture preesistenti. Le nuove strutture sono staticamente indipendenti dalle vecchie e tecnicamente reversibili. Gli spazi interni sono orientati alla massima flessibilità d'uso e al variare delle esigenze in relazione allo sviluppo delle attività.
L'intervento assume i criteri della sostenibilità ambientale, utilizza materiali ecocompatibili, impiega sistemi passivi e fotovoltaici, fa ricorso all'innovazione tecnologica per il risparmio energetico. La novità è che questi obiettivi vengono perseguiti per la prima volta a Roma, nell'ambito di un progetto di restauro di architetture sottoposte ai vincoli della conservazione, costituendo di fatto una sperimentazione trasferibile in analoghi contesti storico-monumentali.
L'attenzione al comportamento termico dell'edificio e alle strategie passive ha richiesto un controllo ambientale attento, a partire da condizioni di orientamento e giacitura ovviamente non modificabili. Alla protezione del fronte vetrato dalla radiazione solare diretta, si è unita l'analisi dei flussi aerodinamici indotti dalle aperture frontali, disposte nella zona d'ombra, e dalle aperture alla sommità dei lucernari orientati a nord, che favoriscono il raffrescamento estivo e il ricambio.
Alla serie degli shed si affiancano grandi lucernari piani schermati da una doppia serie di forature che consentono l'irraggiamento solare soltanto nei mesi freddi , garantendo comunque l'afflusso luminoso. L'ottimizzazione degli effetti termici e dell'illuminazione naturale ha comportato l'impiego di vetrate isolanti stratificate, a riflessione neutra e bassoemissive.
Gli impianti di climatizzazione, infine, sono costituiti da apparecchi che utilizzano gas frigorigeni privi di CFC, pompe di calore ad elevato rendimento e recupero dinamico superiore al 70%.
Il complesso è dotato di un impianto fotovoltaico costituito da 166 pannelli al silicio policristallino, privi di piombo, con potenza di picco pari a 180 Wp, per una potenza totale di 30 kWp e una produzione annua di circa 40.000 kWh che riduce le emissioni di C02 di oltre 25.000 Kg./anno.







