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LASCIAMO UN'ALTRA IMPRONTA:
EQUA, SOLIDALE E SOSTENIBILE
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LABORATORIO SUL "TRASHWARE"
USO CONSAPEVOLE DELLE
TECNOLOGIE INFORMATICHE E
SOFTWARE LIBERO
C I T T À D E L L ' A L T R A E C O N OMI A
B i n a r i o E t i c o
I n f o rma t i c a S o l i d a l e
www.cittadellaltraeconomia.org
www.binarioetico.org
Premessa
“La tecnologia, spesso troppo invadente nelle nostre vite, potrebbe essere utilizzata - al momento del suo diventare ’rifiuto’ per ciò per cui non è stata concepita: la funzione meramente estetica”.
Questa breve dispensa è stata prodotta per il progetto didattico: “Lasciamo
un’altra impronta: equa solidale e sostenibile”, realizzato dalle imprese presenti
dentro alla Città dell’Altra Economia. Nello specifico, questa dispensa, prodotta
dalla cooperativa Binario Etico, serve a spiegare in dettaglio i concetti che sono
stati presentati nel corso del laboratorio sul Trashware: Uso consapevole delle
tecnologie informatiche e Software Libero.
La dispensa viene distribuita agli insegnanti delle scuole dopo lo svolgimento
del laboratorio fatto con gli alunni. Il laboratorio consiste in un gioco dove due
squadre devono, a turno, scegliere dove posizionare concetti, che gli sono stati
distribuiti su schede di carta, all’interno di una mappa concettuale che mette in
relazione i vari aspetti della produzione, del consumo e dello smaltimento di
prodotti tecnologici e informatici; l’intento è quello di stimolare la riflessione
sulle criticità di questi aspetti.
La scelta dell’utilizzo di una mappa concettuale all’interno di un gioco è stata
dettata dalla volontà di di stimolare i ragazzi e le ragazze a confrontarsi,
all’interno delle squadre, sugli argomenti in questione. L’approccio del gioco a
squadre permette, invece, di motivarli e di fargli approcciare queste tematiche,
altrimenti spesso noiose, in modo ludico e divertente.
Nella speranza che questo documento risulti utile anche in futuro all’interno
delle scuole, vi invitiamo a scrivere domande e suggerimenti direttamente
all’indirizzo
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.
Introduzione
Le statistiche ci dicono che in Italia c’è una produzione media giornaliera procapite
di rifiuti che supera il chilo.
Lo smaltimento di una tale quantità di rifiuti è difficile da gestire,
indipendentemente dalla soluzione scelta, poiché produce comunque
inquinamento. I rifiuti sono lo specchio del nostro stile di vita, essendo l’ultimo
atto dei nostri consumi. Le minacce ambientali direttamente connesse alle
nostre scelte consumistiche sono fenomeni ormai conosciuti grazie alle
denunce della comunità scientifica e gli articoli della stampa: l’effetto serra, il
buco nell’ozono, l’inquinamento dei terreni e delle acque. E’ importante, perciò,
agire subito per porre un freno al crescente degrado ambientale che minaccia
la nostra salute e la nostra qualità della vita. La scuola, quale agente
educativo, deve assolvere l’indispensabile compito di sviluppare il senso di
responsabilità e di rispetto verso l’ambiente.
Il livello dei consumi del Nord del mondo va ben oltre la soglia della
sostenibilità ambientale della terra: se tutta la popolazione mondiale
raggiungesse i nostri livelli di consumo non basterebbero tre pianeti.
Le conseguenze dei consumi si sono già fatte sentire, creando danni
ambientali, alcuni dei quali irreversibili.
Il consumo è un gesto quotidiano che non può più considerarsi un solo fatto
privato, poiché negli ultimi anni ci si sta ponendo di fronte al problema della
mancanza di eticità nella produzione di beni. Dietro ad un prodotto si possono
celare, infatti, oltre a problemi di natura ambientale, quelli sociali e politici. È
bene, quindi, adottare un atteggiamento attivo e critico nei confronti dei beni di
consumo che ci vengono offerti per poter scegliere consapevolmente.
La gestione dei rifiuti
Si definiscono rifiuti tutte quelle sostanze o oggetti che, dopo esser stati
utilizzati, vengono gettati via, anche se a volte risultano ancora funzionanti.
Spesso infatti gli oggetti vengono buttati e sostituiti con altri più nuovi, solo
perché si è sollecitati dalle regole della società del consumo e dello spreco. Si
tende a non saper riconoscere che, molte delle cose che gettiamo, perché
ritenute “rifiuti”, sono in realtà ancora funzionanti e possono essere destinate
ad un altro uso, o magari semplicemente riparate.
I rifiuti in realtà possono essere un serbatoio di materia e di beni che possono
essere recuperati, che possono diventare di nuovo oggetti e merci utili, adatte
a soddisfare altri bisogni umani.
Il riuso e la riduzione dei rifiuti
Se è chiaro a tutti che meno si consuma, meno rifiuti si producono, lo è meno,
probabilmente, il come compiere un consumo consapevole, attento ad esempio
al packaging (imballaggio) e al grado d’impatto ambientale dell’oggetto stesso.
Il riuso è molto efficace e si differenzia dal riciclo perché mentre questo utilizza
la materia del rifiuto, il riuso riutilizza l’oggetto stesso, semplicemente
riparandolo o cambiandone la destinazione d’uso. Il riciclo ha quindi un minor
impatto sull’ambiente, poiché agisce su un risparmio di risorse (si pensi agli
alberi abbattuti per la fabbricazione di carta), ma prevede comunque un ciclo di
produzione industriale (e quindi consumo di energia e produzione di scarti
industriali). Il riuso invece riutilizza l’oggetto stesso allungandone la vita,
riducendo il consumo ad un costo energetico quasi pari a zero.
Il riuso e il minor consumo sono azioni che possono essere compiute, peraltro,
direttamente dal cittadino. Purtroppo, dal momento che esse necessariamente
vanno ad incidere direttamente sui comportamenti quotidiani e sullo stile di
vita, sono le più difficili da far apprendere, condividere e da trasformare in
consuetudine.
L’impatto ambientale e sociale dei PC
Il settore informatico è caratterizzato da un elevato dinamismo in cui le
tecnologie sono in continua evoluzione e la velocità con cui queste si
migliorano è la stessa con cui invadono il mercato. La domanda crescente di
prestazioni sempre più elevate dei personal computer (pc), ha portato al
mutamento del concetto stesso di obsolescenza: i computer sono considerati
obsoleti, cioè “inadeguati” ad offrire le prestazioni richieste, già solo dopo due
anni dal loro acquisto.
Un po’ di numeri
Per far comprendere meglio questo concetto riportiamo qui di seguito alcuni
dati riportati nel volume “Il computer sostenibile” dell’autrice Giovanna Sissa
(Edizioni Franco Angeli, 2008).
Nei paesi industrializzati il periodo in cui il pc viene effettivamente utilizzato è
in calo: si è passati dai circa 6 anni del 1997 ai 2 o 3 anni del 2005. Al
contrario,nelle vendite c’è stato un incremento dell’ 11,6% dal 2003 al 2004,
anno in cui si è registrata una vendita globale di pc pari a 183 milioni. In Italia
ogni abitante produce più di 14 kg di “Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed
Elettroniche” (in cosiddetti RAEE) l’anno, per un totale nazionale di 850.000
tonnellate l’anno, e meno di un decimo viene smaltito opportunamente.
L’E-waste è un termine informale che indica i prodotti elettronici quando sono
considerati prossimi alla fine del loro ciclo di vita, ovvero in procinto di
diventare rifiuti. La produzione globale di E-waste annuale varia dai 20 ai 50
milioni di tonnellate. Dai numeri sopra presentati si può comprendere quanto la
gestione dei rifiuti elettronici sia complessa e non solo per le enormi quantità,
ma anche perché essi sono classificati come rifiuti speciali, poiché le materie
che li compongono possono essere molto pericolose per l’ambiente. I computer
contengono, ognuno, circa un centinaio di materiali diversi, tra i quali diversi
metalli pesanti in piccolissimi componenti difficilissimi da separare e plastiche
contenenti ritardanti di fiamma che ne impediscono qualunque riciclo. Le
soluzione possono essere diverse, ma probabilmente la più semplice ed
efficace, e per noi cittadini la più direttamente attuabile, può essere individuata
nella riduzione dei consumi, attraverso il riuso o il riciclo.
È importante sapere che…
I pc si distinguono in:
- desktop - che sta sulla scrivania (ed è quello che consuma di più)
- laptop - portatile
- palmari - che si portano in tasca
Alcune importanti norme per un uso corretto del pc possono essere:
Cercare apparecchiature:
1. fabbricate con meno materiali tossici possibili
2. che utilizzino materie prime riciclate
3. che siano efficienti sul piano energetico
Come viene prodotto un PC
La produzione di PC è particolarmente complessa poiché si articola lungo una
catena lunga e ramificata composta da numerose attività indipendenti le quali
hanno ricadute sia ambientali che sociali.
Per produrre un PC sono necessarie numerosissime materie prime, alcune delle
quali rare e difficili da estrarre. Tra queste ci sono il coltan (calumbite-tantalite)
di cui l’80% delle riserve si trovano nelle foreste del Congo, dove la situazione
di guerra ha permesso alle aziende minerarie più spregiudicate di costruire
numerose miniere al di fuori di ogni legalità. Oltre al coltan sono necessari
metalli pesanti, plastiche particolari, rame e silicio in gran quantità.
Queste materie prime necessitano poi di lavorazioni molto particolari. Il silicio,
per diventare utilizzabile, ha bisogno di essere raffinato in modo elborato, il che
consuma molta energia; le materie plastiche devono contenere ritardanti di
fiamma per resistere al calore e questi ritardanti di fiamma si ottengono con
l’aggiunta di brominati, un insieme di materie chimiche la cui produzione è
estremamente inquinante e ha ha un forte impatto sulle falde acquifere.
Una volta prodotti i materiali necessari, vanno prodotti i componenti elementari
dell’elettronica, waffer di silicio per i processori, trasnsitor, componenti elettrici
ed elettronici da assemblare in futuro e vetri per i monitor, contenti piombo e
cromo esavalente.
Questi componenti sono prodotti da aziende fornitrici delle grandi case
dell’elettronica, e si trovano, come vuole la legge di mercato, nei luoghi in cui il
costo del lavoro è inferiore e le leggi in materia sono meno restrittive; spesso
queste aziende utilizzano lavoro minorile o lavoro forzato come è stato
dimostrato, per esempio, da un rapporto del CAFOD citati su www.silicon.com.
Questi componenti vengono poi assemblati in schede e circuiti stampati, come
le schede madri, quelle video, audio e via dicendo; anche questa fase di
lavorazione si svolge nelle stesse zone del mondo e con le stesse modalità.
La parte finale dell’assemblaggio, invece, si svolge in altri paesi, per diverse
ragioni; per un verso è necessario che i prodotti finiti, i PC messi in vendita,
abbiano il marchio di un azienda prestigiosa, e quindi devono essere conclusi
all’interno di fabbriche di proprietà di tale o tale multinazionale (anche se, in
realtà, l’interno delle fabbriche è gestito da aziende in subappalto) per un altro
verso esiste un gioco finanziario che permette, a chi produce, di eludere le
tasse senza infrangere la legge di nessun paese; queste fabbriche si chiamano
maquilladoras.
Il trucco finanziario è il seguente, di fatto, il massimo valore aggiunte della
produzione di un computer viene dichiarato nel paese con il regime fiscale più
liberale; spesso anche nei stessi paradisi fiscali, mentre i componenti,
formalmente, non hanno nessun valore aggiunto, e quindi chi li produce non
ha, in teoria guadagni che verrebbero altrimenti fortemente tassati nei paesi di
produzione. La pratica di dichiarare i guadagni sulla produzione dei beni solo in
paesi dove le tasse sono estremamente basse si chiama “transfer pricing”.
Attualmente questo tipo di operazione viene svolta sia in Centro America (in
Messico e in alcune zone caraibiche) che in Europa dell’Est; ciò è dovuto anche
al fatto che, essendo poi il prodotto pronto per la vendita, è bene finirne la
lavorazione vicino ai suoi maggiori mercati di riferimento.
Infine qualche cenno su come oggi vengono prodotti i software. Oramai la
Silicon Valley non è più il fulcro della produzione del software, li sono rimasti
solo i dirigenti delle grandi aziende del settore, e le sedi legali. Attualmente la
maggior parte dei software sono prodotti in India dove è possibile acquistare
interi complessi offshore per la produzione di software. Questo complessi,
venduti praticamente chiavi in mano, comprendono tutto, da ingegneri
altamente qualificati, a campus universitari, fatti per rispondere ad esigenze
specifiche, fino ai sistemi sanitari e pensionistici privati per i stessi lavoratori; è
possibile anche acquistare le case, le mense ed i cimiteri per i lavoratori, a
modo di avere un controllo totale dei costi. Questa pratica permette,
considerati i stipendi locali, di risparmiare sul maggior costo della produzione di
software, la mano d’opera specializzata, inoltre esistono altri luoghi simili dove
si sviluppa software a basso costo, come la Silicon Valley Brasiliana di
Campinas.
Cosa troviamo in un pc
Uno studio delle Nazioni Unite, Computers and the Environment Understanding
and Managing their Impacts, prende in esame l’impatto ambientale dei
personal computer. Stando al rapporto, voluto e finanziato dall’ONU, anticipato
da Agence France-Press, realizzare un PC con monitor per complessivi 24 chili
significa consumare dieci volte tanto quel peso in sostanze chimiche e
combustibili fossili. Secondo lo studio, la realizzazione di un computer
tradizionale, come i tanti che vengono prodotti e venduti in tutto il mondo,
richiede complessivamente l’utilizzo di 1,5 tonnellate d’acqua, 22 chili di
sostanze chimiche e almeno 240 chili di combustibili fossili.
Eric Williams ricercatore dell’Università delle Nazioni Unite di Tokyo, autore
dello studio, è convinto che per diminuire l’impatto ambientale bisogna
prolungare la vita d’uso del computer e meglio che destinare i PC agli impianti
di riciclaggio, che necessitano comunque di molta energia, la soluzione migliore
è quella del mercato di seconda mano.
Lo studio ricorda che ogni anno vengono venduti nel mondo 130 milioni di
computer: è evidente che il problema dell’E-waste ha raggiunto proporzioni
critiche a causa della veloce obsolescenza dovuta ad una tecnologia in
continua e rapida evoluzione. Nei prossimi anni si stima che per ogni computer
immesso sul mercato un altro computer diventerà obsoleto.
Sembra certo poi, che alla fine di questo decennio, il numero di AEE
(Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) finiti nelle discariche arriverà a
quota 3 miliardi (cifra che comprende computer, cellulari, televisori, frigoriferi,
stampanti e tutte le periferiche).
Molti dei prodotti elettronici a fine vita, invece potrebbero essere normalmente
riutilizzati, aggiornati o riciclati, ma si stima che più del 75% degli stessi sia
immagazzinato o buttato, a causa soprattutto della scarsa conoscenza ed
organizzazione per la gestione dei diversi materiali in essi inclusi.
Il pc, una volta dichiarato rifiuto, costituisce un vero problema per il potenziale
impatto ambientale a causa delle sostanze pericolose contenute nelle
apparecchiature unitamente alle plastiche non-biodegradabili.
Un pc è composto da un insieme estremamente complesso di elementi
chimici, ad esempio piombo, cadmio, mercurio e cromo, dannosi per la salute e
l’ambiente e molto difficili da smaltire; inoltre sono presenti più di 1.000 diversi
componenti fisici all’interno di ogni singolo pc, il che rende estremamente
costosa la separazione dei materiali.
Materiale Quantità (in % sul peso)
Efficienza di riciclaggio
Materie plastiche 22,9907 20 %
Piombo 6,2988 5 %
Alluminio 14,1723 80 %
Germanio 0,0016 0 %
Gallio 0,0013 0 %
Ferro 20,4712 80 %
Stagno 1,0078 70 %
Rame 6,9287 90 %
Bario 0,0315 0 %
Nichel 0,8503 80 %
Zinco 2,2046 60 %
Tantalio 0,0157 0 %
Indio 0,0016 60 %
Vanadio 0,0002 0 %
Berilio 0,0157 0 %
Oro 0,0016 99 %
Europio 0,0002 0 %
Titanio 0,0157 0 %
Rutenio 0,0016 80 %
Cobalto 0,0157 85 %
Palladio 0,0003 95 %
Manganese 0,0315 0 %
Argento 0,0189 98 %
Antimonio 0,0094 0 %
Cromo 0,0063 0 %
Cadmio 0,0094 0 %
Selenio 0,0016 70 %
Radio 0,001 50 %
Platino 0,0001 95 %
Mercurio 0,0022 0 %
Silicio 24,8803 0 %
Fonte: Microelectronics and Computer Technology Corporation, Electronics Industry
Environmental Roadmap.
Senza un adeguato trattamento preliminare le apparecchiature elettriche ed
elettroniche provocano gravi problemi ambientali durante la fase di gestione
dei loro rifiuti.
I dati relativi alla raccolta differenziata giornaliera hanno rivelato che più del
50% dei computer dismessi sono ancora in buone condizioni di funzionamento,
ma sono ugualmente eliminati per fare spazio alle tecnologie più recenti.
Ad acuire il problema vi è il fatto che il processo di riciclaggio e smaltimento dei
PC, a causa delle sostanze contenute al loro interno, è molto pericoloso, sia per
l’ambiente sia per le persone addette a tali attività.
Come inquinano i materiali
Per dare un’idea dell’entità del problema e delle conseguenze che producono
molti dei materiali di cui un PC si costituisce, di seguito verranno elencate
alcune sostanze e i loro gravi effetti se non recuperate o correttamente
smaltite:
Il piombo. Nelle apparecchiature elettroniche viene utilizzata una percentuale
compresa tra l’1,5 e il 2,5% di tutto il piombo estratto attualmente al mondo,
principalmente per il vetro dei tubi catodici e per le saldature indispensabili
nell’assemblaggio dei circuiti stampati. Costituisce il 6% di un computer ed è
un metallo che può essere quasi interamente recuperato attraverso il
riciclaggio: se invece si diffonde nell’ambiente, il piombo causa il saturnismo
negli animali e nell’uomo e può inibire i processi microbici e ridurre i processi di
decomposizione degli elementi nel suolo. Gli effetti nocivi riscontrati in persone
esposte per motivi professionali a questa sostanza coinvolgono il sistema
nervoso centrale e periferico, quello circolatorio, quello endocrino ed i reni. Lo
stoccaggio anche temporaneo, di apparecchiature elettriche ed elettroniche in
siti di smaltimento o discariche può provocare l’inquinamento delle falde
acquifere sottostanti se il terreno non è adeguatamente impermeabilizzato.
Il mercurio. Nelle apparecchiature elettroniche viene utilizzato il 22% di tutto il
mercurio prodotto nel mondo, esso è utilizzato soprattutto nei termostati, nei
sensori di posizione, nei relais e negli interruttori; è presente poi nelle batterie
e nei circuiti stampati. Nelle persone che vi entrano in contatto produce danni
al cervello ed in particolare alle zone che regolano la vista, l’equilibrio ed il
coordinamento; causa avvelenamenti acuti o cronici sia per ingestione che per
inalazione: gli organismi viventi non hanno la capacità di espellere il mercurio,
che si accumula e si amplifica nella catena alimentare, fenomeno noto come
biomagnificazione.
Il cromo. Largamente impiegato nelle industrie galvaniche, è altamente
cancerogeno nella specie esavalente. Viene usato da alcuni produttori di PC per
difendere contro la corrosione le placche d’acciaio non trattate e galvanizzate.
Questo metallo contamina spesso anche le acque profonde, tanto che è stato
riconosciuto responsabile di casi di cancro in comunità che si approvvigionano
di acqua potabile inquinata. Può essere assorbito facilmente dalle cellule e può
portare forti reazioni allergiche. L’incenerimento non controllato di spazzatura
contenente cromo è stato bandito tramite apposite convenzioni internazionali
proprio a causa dell’alta nocività delle ceneri che da tale incenerimento si
possono sprigionare.
Il cadmio: secondo le stime dell’agenzia nazionale per la protezione
dell’ambiente (ANPA), la dismissione di oltre 315 milioni di computer avvenuta
tra il 1997 e il 2004 sul territorio dell’Unione Europea ha reso necessario
avviare a trattamenti specifici 900 tonnellate di questo elemento. Il cadmio è
nocivo perché compromette le funzioni renali e riproduttive e causa una
demineralizzazione dell’apparato scheletrico.
L’alluminio. Costituisce il 15% circa di un pc, se raggiunge alte concentrazioni
nell’acqua diventa tossico per animali e piante.
Materie plastiche. Rappresentano il 23% di un computer. La maggior parte di
tale quantità è costituita da PVC, usato fino alla metà degli anni novanta è per
la sua resistenza e la non infiammabilità. La successiva scoperta della sua alta
nocività durante l’incenerimento ed il riciclaggio ne ha causato la messa al
bando successiva. Oggi al posto del PVC si usa l’ABS ma le grandi quantità di
rifiuti elettronici da smaltire ne fanno ancora una minaccia per l’ambiente;
Ritardanti di fiamma Bromurati. I brominati sono una classe di sostanze
chimiche utilizzate nei pc per garantire protezione contro l’infiammabilità per la
loro proprietà di ritardare la combustione dei materiali plastici innalzando la
temperatura d’innesco. Presentano una tossicità e producono degli effetti
comparabili a quelli delle diossine.
Secondo il WWF, l’incenerimento dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche
ed Elettroniche) emette nell’atmosfera circa 36 tonnellate di mercurio e 16 di
cadmio all’anno, e contribuisce per più di metà del piombo immette negli
inceneritori.
Come riusare i PC
Obsoleto?
A rendere obsoleto l’hardware è in realtà il software che viene usato, spesso
non ottimizzato e inutilmente sofisticato per gli utenti comuni.
Per chiarire maggiormente questo passaggio bisogna prima considerare il
concetto di obsolescenza sistematica e pianificata (o obsolescenza indotta):
esso è il deliberato tentativo di rendere un prodotto obsoleto alterando il
sistema in cui è usato, in modo tale che sia difficile continuare ad usarlo. Anche
se non si può sostenere l’ipotesi di accordi espliciti tra produttori di hardware e
di software per stimolare a vicenda la crescita dei rispettivi mercati; è evidente
l’interesse reciproco che essi hanno nel non arginare i fenomeni di
obsolescenza.
Ad esempio, vengono introdotti sul mercato nuovi software non compatibili con
il software “vecchio”. Questa è una naturale conseguenza del mercato dove i
produttori di hardware hanno interesse al fatto che il software richieda
prestazioni hardware sempre maggiori, e i produttori di software hanno tutto da
guadagnare dalla diffusione di hardware che gli permetta di vendere
continuamente nuovi prodotti.
La pratica che mira alla riduzione dei consumi aggirando la dinamica appena
descritta è il cosiddetto trashware. Il termine trashware nasce dall’unione dei
termini “hardware” (la parte fisica di un pc) e ”trash” (spazzatura). Attraverso il
trashware è possibile allungare la vita del nostro pc, ritenuto obsoleto, ma
funzionante o riparabile.
Il trashware consiste quindi nel recuperare i pc inutilizzabili e nel riqualificarli
mediante l’installazione di un Software Libero, in particolare Linux. Questo
ultimo richiede meno risorse di memoria ed un processore di velocità inferiore
rispetto a sistemi proprietari, ad esempio Microsoft Windows.
Inoltre il sistema operativo Linux ha meno necessità di upgrade
(aggiornamenti) dell’hardware e quindi richiede meno risorse rispetto al
sistema operativo Windows.
In pratica tutto questo significa che un computer, su cui gira il sistema
operativo GNU/Linux, può avere una vita significativamente più lunga di un
computer equivalente su cui giri Windows.
Cos’è un software?
I software sono serie di istruzioni, scritte da programmatori, in uno dei tanti
linguaggi di programmazioni esistenti, necessarie a compiere determinate
operazioni. Questo codice (il codice sorgente) viene tradotto attraverso un
compilatore specifico per il linguaggio di programmazione utilizzato, che
trasforma il codice sorgente in codice binario (il programma vero e proprio che
poi troviamo installato sui computer). Risalire dal linguaggio binario al
linguaggio di programmazione è molto difficile, se non impossibile. Non
possiamo quindi capire come sono fatti i software di cui non abbiamo il codice
sorgente.
Con il software open source si può avere accesso al codice sorgente del
software in questione. Il codice sorgente diventa fondamentale qualora si
vogliano apportare modiche al software. Al contrario, nei programmi distribuiti
con licenze che non permettano l’accesso al codice sorgente, si può avere
accesso solo al codice binario: quindi non sono modificabili.
La licenza GNU/GPL e la Free Software Foundation
Il software libero è tutelato tale dalla licenza GNU General Public License
(GNU/GPL), scritta dal guru dell’informatica Richard Stallman e dal giurista
Eben Moglen nel 1989. Tale licenza sancisce e protegge le libertà fondamentali
che, secondo loro, permettono l’uso e lo sviluppo collettivo e naturale del
software, ovvero:
- Eseguire il programma, per qualsiasi scopo
- Studiare come funziona il programma ed adattarlo alle proprie necessità;
quindi accesso al codice sorgente
- Ridistribuire copie del programma
- Migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in
modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio
La diretta conseguenza di questa filosofia è l’apertura del codice sorgente, cioè
la condivisione delle istruzioni scritte in linguaggio comprensibile all’essere
umano, che compongono il singolo software coperto da questa licenza.
Contrapponendosi alle licenze per software proprietario, la GNU GPL permette
all’utente libertà di utilizzo, copia, modifica e distribuzione. Essa inoltre è stata
pensata per imporre che tutte le modifiche e le versioni derivate dello stesso
programma siano anch’esse libere.
A partire dalla sua creazione è diventata una delle licenze per software libero
più diffuse. La condivisione delle conoscenze, lo sviluppo della rete, l’esistenza
di strumenti come la GNU/GPL hanno fatto si che molti programmi GNU
superassero i loro equivalenti del software proprietario sia in affidabilità che in
velocità di esecuzione, determinando un evidente vantaggio tecnico sui sistemi
proprietari. Accanto a tale considerazione c’è da tener presente, anche, il
vantaggio sociale, che si esprime nel permettere agli utenti di cooperare ed il
vantaggio etico dovuto dal rispetto della loro libertà.
Differenza tra open e free
Nel 1985 Stallman e gli altri collaboratori del progetto GNU hanno fondato la
Free Software Foundation (Fondazione per il software libero), un’organizzazione
senza fini di lucro per lo sviluppo di software libero. I suoi dipendenti hanno
scritto e curato la manutenzione di diversi pacchetti di software GNU, e oggi la
FSF continua a vivere prevalentemente di donazioni private e della vendita di
CD-Rom contenenti software GNU e di manuali per programmi GNU.
Agli inizi degli anni Novanta le idee di Richard Stallman sono state viste con
interesse dall’ambiente commerciale statunitense, ma le connotazioni etiche e
filosofiche che tali idee portavano con loro erano viste con sospetto, il che non
ha facilitato la diffusione del software libero. Per favorire dunque la diffusione
dell’idea delle licenze libere nel mondo degli affari, Bruce Perens, Eric
Raymond ed altri hanno creato, nel 1997, una sorta di lobby a favore di una
ridefinizione ideologica del software libero, evidenziandone cioè i vantaggi
pratici per le aziende, e allontanandosi dalla connotazione politica che aveva
avuto fino ad allora.
Hanno quindi coniato il termine “open source” e hanno stilato l’Open Source
Definition. Ciò è stato fatto anche al fine di evitare l’equivoco dovuto al doppio
significato di free nella lingua inglese, visto che può essere interpretato sia
come “gratuito” sia come “libero”. L’iniziativa è stata portata avanti soprattutto
da parte di Raymond che, in occasione della liberalizzazione del codice
sorgente di Netscape, ha voluto utilizzare un tipo di licenza meno restrittiva
della GPL per le aziende.
La scelta a favore dell’Open Source da parte di alcune importanti imprese del
settore come la Netscape, la IBM e la SUN Microsystems, ha facilitato
l’accettazione del movimento Open Source presso l’industria del software,
facendo uscire l’idea della condivisione del codice dalla cerchia ristretta nella
quale era rimasta relegata fino ad allora. E’ stata così accettata l’idea che
l’open source sia una metodologia di produzione software efficace.
Linux
In informatica, un sistema operativo (abbreviato in SO, o, all’inglese, OS,
operating system) è il programma responsabile del diretto controllo e gestione
dell’hardware che costituisce un computer e delle operazioni di base che
gestiscono le interazioni tra i diverse componenti hardware. Si occupa dei
processi che vengono eseguiti e della gestione degli accessi degli utenti.
Compito del sistema operativo è inoltre quello di virtualizzare le risorse
hardware e software nei confronti dei programmi applicativi. Il kernel Linux è un
software distribuito con licenza GNU General License, creato nel 1991 da Linus
Torvalds. Il suo lavoro è stato reso possibile grazie anche al fatto che egli ha
condiviso, passo dopo passo, il suo lavoro tramite Internet. Integrato con
l’insieme di software sviluppati dal progetto GNU, ha dato vita al sistema
operativo GNU/Linux.
Linux è un kernel che supporta il multitasking ed è multi-utente. Ciò significa
che diversi utenti (con privilegi differenziati) possono eseguire sullo stesso
sistema diversi processi software in simultanea. Attualmente Linux supporta
gran parte dell’hardware disponibile per pc, server e mainframe e ne supporta
un enorme numero.
Dato che il codice sorgente di Linux è disponibile a tutti, è ampiamente
personalizzabile, al punto da rendere possibile, in fase di installazione,
l’esclusione di codice non strettamente indispensabile. La flessibilità di questo
sistema lo rende adatto a tutte quelle tecnologie emergenti, ed è presente in
tantissimi campi, dai centri di calcolo degli istituti di ricerca, ai videoregistratori
digitali e nei telefoni cellulari.
Proprio perché il codice sorgente del software libero è accessibile a tutti è
soggetto a continua ottimizzazione: in caso di errori nel sistema questi vengono
subito segnalati alla comunità, che provvede a correggerli, procedendo in
questo modo verso continui miglioramenti. Questo processo di miglioramento
si chiama ottimizzazione, ed è grazie ad esso che il sistema operativa
GNU/Linux, e i software dotati di Licenza GPL, sono molto più efficienti in
termini di calcolo e richiedono, quindi, prestazioni hardware inferiori per
realizzare le stesse operazioni che altri sistemi realizzano solo con hardware più
potenti. É per questa ragione che il trashware è indissociabile dall’utilizzo di
Software Libero.
Link e bibliografia
Link e bibliografia
. Il computer sostenibile - Giovanna Sissa - Franco Angeli, 2008
. www.trashware.it
. www.greenpeace.it
. www.computeraid.org
. www.eeb.org
. www.etoxics.org
. www.corpwatch.org
. www.cafod.org.uk
. www.cdcraee.it
. www.epeat.net
LA SECONDA VITA DELLE COSE
(EDIZIONI AMBIENTE)
Finalmente tutti gli studi dell' Occhio del Riciclone in una sola opera.
http://www.occhiodelriciclone.com/index.php?option=com_content&view=article&id=180:occhio-del-riciclone-italia-presenta
Tam-Tutto un Altro Mondo: Tam è il primo sportello di turismo responsabile nel centro Italia con sede presso la Città dell’altra Economia. Tam, costituito dalle associazioni Retour e Reorient, offre la possibilità di viaggiare in modo responsabile, collocando al centro della relazione turistica le comunità visitate, con cui intessere e mantenere rapporti autentici di conoscenza e solidarietà che perdurano nel tempo, al di là della durata di una vacanza.
Il viaggio diventa così uno strumento di cooperazione, una modalità di consumo critico, una occasione di studio di altre culture e di incontro tra i popoli.
Nell'ottica di trasformare il turismo in uno strumento maggiormente condiviso di sviluppo economico e sociale di un Paese e il Turismo Responsabile in una diffusa e contagiosa filosofia di viaggio”, TAM promuove:
- circuiti di turismo responsabile a Roma e nel Lazio
- itinerari nel resto d'Italia e viaggi nel Sud del mondo in collaborazione con i soci di AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile)
- luoghi di accoglienza in Italia gestiti da cooperative sociali
Inoltre TAM organizza:
- eventi di sensibilizzazione sulle pratiche del Turismo Responsabile, nonché sull'intercultura, la giustizia sociale ed economica e il rispetto ambientale
- percorsi formativi e stage nell'ambito della programmazione turistica e dello sviluppo di progetti di turismo sostenibile
I nostri percorsi nascono da reti di rapporti con organizzazioni, agenzie e vari soggetti locali con i quali abbiamo progettato alcuni itinerari. Alcune delle nostre proposte sono:
AFRICA: Egitto, Madagascar, Mali, Marocco, Senegal
AMERICA LATINA: Brasile, Bolivia, Messico, Perù, Uruguay
ASIA: Cambogia, India, Nepal, Sri Lanka, Vietnam
EUROPA: Albania, Bosnia, Grecia, Portogallo
ITALIA: dalle Alpi alla Sicilia
“Il contributo attivo del turismo allo sviluppo sostenibile di un paese, di un'area, di una comunità, presuppone necessariamente solidarietà, reciproco rispetto e partecipazione da parte di tutti gli attori del processo....” (dalla Carta per un turismo sostenibile” - Lanzarote, 27/28 aprile 1995).
Per informazioni 06/57288700 ( TAM-Tutto un altro Mondo)
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